La conquista dell’Etiopia
Il colonialismo fascista nel Corno d’Africa rappresenta una pagina di storia ancora poco conosciuta. Studiarla è fondamentale per comprendere i fenomeni migratori attuali e le moderne dinamiche predatorie.
Nel 1914, mentre l’Africa veniva spartita tra le potenze europee, solo Etiopia, Liberia ed Eritrea (quest’ultima acquistata dal governo italiano nel 1882) restavano indipendenti. Successivamente, l’Etiopia si iscrisse alla Società delle Nazioni, l’organismo precursore dell’ONU. Nonostante ciò, Mussolini decise di invaderla: la sconfitta di Adua del 1896 era un’onta da lavare, sebbene le altre potenze europee osteggiassero l’impresa avendo già completato le proprie spartizioni coloniali.
Per convincere gli italiani stremati dalla povertà del dopo guerra, Mussolini avviò un’imponente campagna mediatica attraverso cinema, giornali, sussidiari, cartoline osè e ma ancche canzoni come Faccetta Nera, vietata in seguito dal Duce perché “bianchi e neri non devono mescolarsi”: i soldati italiani infatti potevano avere donne ma non potevano sposarle. Il mito delle “terre fertili” fece così breccia in un’Italia contadina che sperava nella proprietà terriera.
Le operazioni belliche
Furono schierati due eserciti: a Nord sotto il comando del generale De Bono e a Sud del generale Graziani, già noto come “il macellaio del Fezzan” per la brutale repressione coloniale in Libia. Il contingente contava 330.000 militari, 100.000 operai, 50.000 Camicie Nere e 50.000 Ascari, truppe coloniali usate spesso come “carne da cannone”.
Mentre a Sud l’avanzata fu rapida, a Nord la resistenza di popolo e soldati fu strenua. Badoglio sostituì De Bono e si ricorse massicciamente ai gas tossici, violando le convenzioni internazionali. Nonostante le smentite di testimoni dell’epoca come Indro Montanelli, i documenti storici e le ricerche di Angelo Del Boca hanno confermato l’uso di tali armi chimiche da parte dell’Italia fascista durante la guerra d’Etiopia (1935-1936).
Il 5 maggio 1936 le truppe italiane entrarono ad Addis Abeba: fu il momento di massimo consenso per il fascismo, ma il controllo del territorio era parziale e riguardava solo alcune città; inoltre le ribellioni erano costanti. Pochissimi contadini si trasferirono e iniziò una sorta di apartheid con la separazione dei quartieri. L’impresa si rivelò un clamoroso fallimento economico e i costi della guerra impoverirono ulteriormente l’Italia.
Il 19 febbraio 1937, dopo un attentato fallito contro Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia dal giugno 1936, durante la celebrazione della nascita del figlio, lAddis Abeba fu messa a ferro e fuoco dalle Camicie Nere per tre giorni con rappresaglie indiscriminate contro la popolazione civile. Seguì una brutale repressione della resistenza etiope e l’uso di forche pubbliche e campi di prigionia, una ferita ancora aperta nella memoria etiope. Gli etiopi cristiani ortodossi non volevano convertirsi al cattolicesimo, cosa che portò all’eccidio della città sacra di Debre Libanos: tra il 21 e il 29 maggio 1937, migliaia di monaci, preti, pellegrini e studenti inermi furono trucidati nel monastero di Debre Libanos, che rappresenta un centro spirituale fondamentale, luogo di meditazione e di preghiera per la Chiesa ortodossa etiope ed è situato a circa 100 km a nord di Addis Abeba. È considerato il più grande massacro di cristiani mai avvenuto in Africa.
Dopo il 1940
Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale nel 1940, l Etiopia è completamente dimenticata. L’ imperatore Ḫāyla Sellāsyē tornò al potere, invitando gli italiani a restare per mettere le proprie competenze a disposizione del Paese per es. per realizzare la rete stradale. La conquista dell Etiopia non è mai avvenuta, gli etiopi non si sentono conquistati nè colonizzati, così come la Somalia viene amministrata non conquistata. La storia successiva vede l’Etiopia attraversare il regime comunista di Menghistu, la successiva leadership di Meles Zenawi del Fronte di Liberazione del Tigray e la sanguinosa guerra contro l’Eritrea del 1998.
Infine, una curiosità: negli anni ’60 la Giamaica guardò all’imperatore d’Etiopia Ḫāyla Sellāsyē, il cui nome da laico era Ras Tafari, come al “Leone di Giuda”. Nacque così il Rastafarianesimo, movimento politico-religioso diffuso globalmente da Bob Marley, in onore del sovrano dell’unica nazione africana che seppe resistere alla colonizzazione
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