martedì, 21 Aprile, 2026
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Verso il voto ungherese di aprile: Orbán in sofferenza nei sondaggi.

di Salvatore Sinagra

Il prossimo 12 aprile si svolgeranno le elezioni parlamentari in Ungheria. A fine febbraio i giornali italiani hanno rilanciato la notizia di un sondaggio che darebbe FIDESZ di Viktor Orbán addirittura venti punti dietro il partito di opposizione di Péter Magyar TISZA (il nome completo è Tisztelet és Szabadság Párt, in italiano partito del rispetto e della libertà)[1]. In realtà i sondaggi danno il partito di Orbán in difficoltà almeno dall’inizio del 2025, la rilevazione dei venti punti di distacco è un dato estremo e la maggior parte degli analisti afferma che l’opposizione di TISZA dovrebbe arrivare quasi 50%, mentre il partito di Orbán si fermerebbe sotto il 40%[2].

L’Ungheria è un sistema parlamentare monocamerale, ove si eleggono nel complesso 199 deputati, 106 con il sistema maggioritario e 93 con il proporzionale. Il sistema elettorale misto vige dalle prime elezioni dopo la fine del regime comunista, ma Orbán rafforzò la componente maggioritaria, quando era per lui conveniente, abolendo il doppio turno e riducendo il numero dei parlamentari.

“L’autocrate ungherese” governa ininterrottamente dal 2010, da allora ha ottenuto alle elezioni nazionali ed Europee percentuali tra il 45% ed il 55%[3] e grazie alla correzione maggioritaria nel parlamento nazionale ha sempre avuto la “super-maggioranza” di 2/3 dei seggi necessaria per cambiare la costituzione.

Con i numeri dei sondaggi Orbán sarebbe sicuramente condannato all’opposizione; secondo gli analisti al primo partito per governare da solo servirebbero 4 o 5 punti di vantaggio sul secondo. Tuttavia, l’esito non è ancora scritto, FIDESZ sta conducendo una campagna elettorale molto aggressiva, con registrazioni compromettenti e con video realizzati con l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo delegittimare l’unico candidato competitivo delle opposizioni, Peter Magyar, un uomo dell’establishment di Orbán, adesso diventato il suo più acerrimo nemico.

1 Chi è l’avversario di Orbán?

TISZA, il partito che si contrappone a FIDESZ di Orbán è una formazione conservatrice, iscritta Partito Popolare Europeo e già in una situazione scomoda nella famiglia democristiana e conservatrice al parlamento Europeo. Magyar è nipote di Ferenc Mádl, presidente dell’Ungheria dal 2000 al 2005, ha 43 anni, è un ex membro di FIDESZ. È stato funzionario ministeriale ed ha avuto incarichi in partecipate su indicazione del partito di Orbán. È stato sposato con Judit Varga, ministro della giustizia di Orbán, travolta da uno scandalo relativo ad una grazia concessa ad un rettore di un orfanotrofio condannato per pedofilia.

Magyar, un poco visibile funzionario, si tramuta in giovane leader dell’opposizione proprio a seguito dello scandalo che coinvolge la sua ex moglie.  Nei primi mesi del 2024 la testata indipendente 444.hu racconta che la presidente della Repubblica Katalin Novák l’anno prima ha concesso la grazia ad un dirigente di un orfanotrofio condannato per pedofilia. La grazia, come previsto da costituzione, è stata controfirmata dall’allora ministro della giustizia Judit Varga. Varga ha appena lasciato il ministero della giustizia per assumere l’incarico di capolista di FIDESZ alle elezioni europee. Sia Novák che Varga lasciano immediatamente la politica. Proprio in quei giorni Magyar accusa il governo di aver messo in piedi un gigantesco sistema corruttivo, punta il dito contro il capo di gabinetto di Orbán Antal Rogán, accusa il governo di “nascondersi sotto le gonne di due donne” e afferma che è dovere di un buon conservatore provare ad archiviare un sistema che è ormai degenerato. All’inizio del 2024 lo scandalo sembra per Orbán ampiamente gestibile.

La particolarità delle prossime elezioni ungheresi non è quella che si confronteranno due destre, cosa che accade in Polonia dai primi anni duemila, in Repubblica ceca dal 2017 ed al di là dei nomi da sempre in Slovacchia[4]; né tantomeno che le due destre che si scontrano siano conservatrici, ma che lo sfidante di Orbán è un prodotto del sistema Orbán.

2. 2010: l’avvento dell’Orbanismo

Viktor Orbán torna ad essere premier nel 2010. Lo era già stato dal 1998 al 2002. Nel 1998 era diventato capo del governo a soli 35 anni, promettendo agli ungheresi di raggiungere in pochi anni gli standard di vita occidentali. Dal 2002 al 2010 è capo dell’opposizione ai governi a guida socialista. Nel 2010 ritorna al governo a seguito di un crollo di popolarità dei socialisti[5]. A metà del 2006 Orbán ottiene una registrazione in cui il premier socialista Gyurcsány, parlando a margine di un evento di partito, afferma aver rinviato decisioni importanti e di non aver fatto nulla per risolvere i problemi economici del paese. La legislatura si conclude regolarmente, anche se con un cambio di premier.  Il governo è traghettato fino alle elezioni dal ministro dell’economia Bajnaj. La legislatura 2006-2010 è un periodo di grande logoramento per la sinistra socialista. Orbán con la super-maggioranza del 2010 cambia la costituzione in senso identitario ed autoritario; ridimensiona la magistratura; trasforma i sussidi di disoccupazione in un sistema di lavori socialmente utili gestiti in modo clientelare da sindaci di FIDESZ o vicini a FIDESZ. Orbán porta gradualmente i media indipendenti sotto il controllo del partito di governo, facendoli acquisire da imprenditori amici. È paradigmatico il caso dello storico quotidiano del partito socialista Népszabadság, nel 2016 comprato e poi chiuso dalla nuova proprietà con uno scarno comunicato diffuso via internet.   Inoltre, tramite quella che ufficialmente è una fondazione, ma in realtà è una holding, 750 testate sono poste sotto il controllo del governo. Al ritorno di Orbán al potere le opposizioni sono deboli e divise, socialisti, gli ecologisti, i liberali e nostalgici del fascismo autoctono di Jobbik[6] si spartiscono qualcosa come il 40% dei suffragi.

3. 2018-2022: a Budapest si pensa all’alternativa

Orbán vince facilmente anche le elezioni politiche del 2014 e del 2018. A Hódmezővásárhely una città di circa 44.000 abitanti nel 2018 diventa sindaco Peter Márky-Zay battendo il candidato di FIDESZ. Márky Zay, che si dichiara un deluso di centrodestra, ottiene l’appoggio di tutti i partiti di centro, sinistra e perfino dell’estrema destra (in cerca di riposizionamento) di Jobbik[7]. Il “modello Márky Zay” viene replicato alle amministrative dell’anno successivo, quando Orbán viene sconfitto nei grandi centri. È significativo il caso di Budapest. I partiti socialisti, verdi e liberali tramite le primarie indicano come candidato sindaco Gergerly Karácsony, un politologo ecologista che non ha mai militato nel partito socialista, al momento prima forza della sinistra[8]. Jobbik decide di non appoggiare ufficialmente il candidato delle sinistre, ma di non presentare una lista per le comunali di Budapest. Karácsony è da allora ininterrottamente sindaco di Budapest. A Szged, la terza città del paese[9] nel 2022 diventa sindaco László Botka, a lungo esponente del partito socialista. I sindaci che battono gli uomini di FIDESZ avranno un ruolo chiave in tutte le tornate elettorali nazionali successive. In particolare, nel 2021 e 2022 Karácsony e Márky-Zay animeranno le primarie per scegliere l’avversario di Orbán per le politiche 2022.

4. 2022: l’ultimo tentativo delle sinistre

Le elezioni 2022 sono un tentativo di istituzionalizzare e generalizzare la collaborazione tra tutte le opposizioni ad Orbán[10]. In sostanza l’asse della battaglia politica, almeno dai primi anni di questo decennio non è più la contrapposizione destra-sinistra ma il sostegno o l’opposizione al sistema Orbán, definito talvolta perfino uno stato-mafia. In questi anni Jobbik si riposiziona nel campo conservatore, rinnegando l’antisemitismo e definendosi europeista.

Le opposizioni scelgono sia i candidati nei 106 collegi uninominali che il candidato premier con le primarie, con un processo non sempre lineare e spesso caratterizzato da accordi politicamente discutibili. Il candidato premier viene scelto con un doppo turno, e al secondo turno accedono i primi tre candidati.  Spesso Jobbik e la Coalizione Democratica di Klara Dobrev, moglie dello screditatissimo ex premier Gyurcsány stringono accordi per i collegi uninominali. Il primo turno della consultazione per l’identificazione del candidato premier dell’opposizione si chiude con Klara Dobrev in vantaggio. A sorpresa rimane fuori il candidato di Jobbik. Accedono al secondo turno due sindaci Karacsony e Márki-Zai, secondo e terzo. Per non far prevalere Dobrev, candidata ampiamente impopolare, il secondo classificato Karacsony si ritira dalla competizione, spianando la strada al “moderato” Marki-Zay che vince il secondo turno e viene incoronato “anti-Orbán.

La campagna elettorale si svolge con due condizioni potenzialmente avverse ad Orbán:

  • A metà del 2021, ad un anno dalle elezioni, la Corte costituzionale boccia quella che opposizioni e sindacati avevano definito “legge sulla schiavitù”. Un provvedimento che rendeva un certo numero di ore di straordinario in un anno obbligatorie e dava la possibilità al datore di lavoro di differire il pagamento delle prestazioni straordinarie anche di diversi mesi. Legge fortemente voluta da Orbán per rimediare alla patologica carenza di mano d’opera e per non riconoscere la necessità di aprile il paese alla forza lavoro straniera
  • A febbraio 2022 la Russia invade l’Ucraina. Orbán, che da anni aveva indentificato in Putin un suo punto di riferimento, almeno dal 2014 quando potenziò la centrale nucleare di Paks con il supporto finanziario e con le forniture dei russi, ha riorientato la politica estera del paese verso Mosca

Le opposizioni scommettono tutto sul legame di Orbán con Putin. L’europarlamentare centrista di Momentum Anna Donath dai palchi della campagna elettorale accusa Orbán di voler vanificare il doppio voto con cui gli ungheresi hanno scelto l’Occidente (il referendum sull’adesione all’UE e quello sull’adesione alla NATO) e il candidato premier Márky Zay mostra una foto che per metà ha il volto di Orbán e per metà quello di Putin.

I sondaggisti non mondificano significativamente le previsioni rispetto a quelle stabili nei sei mesi precedenti. FIDESZ sarebbe avanti di una manciata di punti. A sorpresa la maggioranza di governo raccoglie alle urne quasi il 54% dei consensi staccando di quasi 20 punti le opposizioni, in una tornata elettorale formalmente regolare e ben gestita ma gravata pesantemente da uno squilibrio sui media a favore del governo. Sono pochissimi i passaggi in TV del candidato delle opposizioni e rileva Freedom House ai seggi vi è stata talvolta evidenza di atteggiamenti intimidatori e di accesa retorica nazionalista.

Gli ungheresi, di fronte al pericolo della guerra preferiscono affidarsi ad un alleato di Putin invece che ad un anonimo sindaco di un medio centro; inoltre, ancora una volta premiamo in sostanza il singolo partito[11] piuttosto che ad una coalizione assai eterogenea. È stato probabilmente fatale per le opposizioni puntare sul poco noto sindaco di un piccolo centro in un contesto in cui i media hanno dato spazio solo alla maggioranza. Non ha pagato puntare su un leader che si dichiara uomo di destra deluso da FIDESZ. Non ha pagato puntare su un candidato un po’ più liberal, un po’ più a sinistra ed un po’ più europeista di Orbán.

5. Le europee 2024

Le elezioni europee 2024 sono quelle dell’esordio del nuovo partito TISZA di Péter Magyar[12]. Il leader ungherese poco più che quarantenne attacca duramente Orbán sul tema della corruzione. Afferma che i patrimoni della cerchia di Orbán sono assai cresciuti mentre gli ungheresi stanno ogni giorno peggio, contesta la vicinanza di Orbán a Putin.  L’esplosione dello scandalo connesso alla concessione di una grazia ad un pedofilo sembra l’ennesimo problema di reputazione che FIDESZ può gestire tranquillamente. D’altra parte, negli anni il partito-stato di Orbán è sembrato sempre più capace di gestire problemi ed “incidenti di percorso”. Nel 2010 Orbán eredita un paese in gravi condizioni economiche ed esce addirittura rafforzato dal muro contro muro con le istituzioni dell’UE. Nel 2020 l’europarlamentare József Szajer viene scoperto ad un gay-party tenuto in violazione delle restrizioni Covid-19 e in possesso di ecstasy. Basta farlo dimettere! Orbán supera agevolmente anche la questione della “legge sulla schiavitù”. Vi è la sensazione che ottenere le dimissioni immediate della Presidente della Repubblica e del Ministro della Giustizia possa essere un segnale che in FIDESZ chi sbaglia paga. Gli esponenti del partito di Orbán fanno notare che nella legislatura 2006-2010 il governo liberal socialista galleggiò per quattro anni nonostante le significative manifestazioni di piazza, FIDESZ viene toccato da uno scandalo ad inizio febbraio ed il 10 febbraio si dimettono i responsabili (o meglio le presunte responsabili) anche se hanno ruoli di potere. I risultati delle elezioni europee sembrano suffragare tale prospettiva: FIDESZ ottiene quasi il 45%, la novità della tornata TISZA poco meno del 30%, la sinistra unita l’8 ed un partito a destra di FIDESZ, Patria Nostra, fondato dagli scissionisti di Jobbik che non hanno accettato la svolta centrista, circa il 6%[13]. FIDESZ ha un calo “fisiologico” rispetto alle elezioni di europee di 5 anni prima di circa il 5%[14]. Magyar sembra abbia troppo successo per far sopravvivere la sinistra e troppo poco per scalfire Orbán.

6. La situazione attuale. Verso il voto?

Per gran parte del 2024, dopo le elezioni europee, FIDESZ di Orbán continua ad essere avanti nei sondaggi; a cavallo del 2025 vi è l’aggancio nelle intenzioni di voto; oggi da molti mesi TISZA guida i sondaggi di circa una decina di punti[15].  Alcuni sondaggi, come sottolineato, fanno riferimento addirittura ad un divario più ampio.

Luigi Mastrodonato a inizio marzo si chiede, su Wired, se Orbán non sia arrivato al capolinea. Sottolinea che mai il leader ungherese è stato così debole e che tale situazione è figlia anzitutto delle condizioni economiche[16].  Molte delle analisi di Mastrodonato sono condivisibili. Anzitutto se i sondaggi si rivelassero un buon previsore del risultato elettorale FIDESZ di Orbán otterrebbe in termini di distacco il peggior risultato dalle elezioni del 1998 dopo le quali Orbán divenne premier per la prima volta. Dopo il 1998 Orbán andò due volte all’opposizione nel 2002 e nel 2006, in entrambi i casi ottenne il 41-42% e sostanzialmente gli stessi voti dei socialisti. Pare evidente che la perdita dei consensi di Orbán sia dovuta al deterioramento delle condizioni economiche. Già nel 2019 Stefano Bottoni, professore associato di storia dell’Europa Orientale all’Università di Firenze, afferma che nonostante la sua retorica anti-banche ed anti-capitale estero Orbán ha fatto dell’Ungheria il paradiso delle multinazionali.[17] Vi è un significativo problema di accesso alla casa, a cui Orbán prova a dare risposta con imposizioni alle banche solo sotto le elezioni. Il sistema fiscale è molto regressivo, vi è una imposta sulle società da paradiso fiscale, pari al 9%, mentre l’imposta sul valore aggiunto, che colpisce i cittadini indipendentemente dal loro reddito, è gravosissima, con l’aliquota ordinaria più alta d’Europa pari al 27% e con un’aliquota ridotta del 18,5%. In Italia, non certo un paese a fiscalità leggera, l’aliquota ordinaria è pari al 22%. Inoltre, l’Ungheria continua a mantenere una sola aliquota sui redditi delle persone fisiche, la famigerata Flat tax, pari al 15%, laddove Lituania, Lettonia, Russia, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca sono tornate alle imposte progressive[18]. Il codice del lavoro del 2012 ha indebolito notevolmente i sindacati[19] e qualcuno arriva a definire l’Ungheria una piccola Cina.

Probabilmente il tracollo di Orbán nei sondaggi è frutto dell’incontro di due condizioni:  da una parte cresce l’insoddisfazione, perché le condizioni economiche che erano già pesanti alla fine dello scorso decennio diventano intollerabili dopo anni di inflazione assai sostenuta e di crescita stagnante dovuta anche al rallentamento della Germania, dall’altra con Magyar c’è nuovamente un giovane leader che promette agli ungheresi di ritornare agli standard occidentali, esattamente come il trentacinquenne Orbán nel 1998 e il quarantasettenne Orbán nel 2010. Orbán, nonostante il rigido controllo che ha sul paese, rischia di essere mandato all’opposizione dall’inflazione.

La portata del cambiamento è tutta da verificare, perché Magyar promette la lotta alla corruzione e di staccare l’Ungheria da Putin, difficilmente però il leader di TISZA si spenderà per dare armi all’Ucraina o per una politica delle migrazioni più umana, poco ha detto sullo stato di diritto e nulla sulle questioni. LGBT. Magyar può vincere perché sembra Orbán da giovane.

Il risultato non è scontato: La campagna elettorale si sta svolgendo a colpi di intercettazioni, accuse con rilevanza penale e video discutibili; Orbán sta puntando tutto sul terrore della guerra ed è stato diffuso un video realizzato dal governo con l’intelligenza artificiale che mostra un padre in uniforme militare ucciso davanti alla figlia con un colpo di pistola alla nuca. Il messaggio subliminale è che le opposizioni, al guinzaglio di Bruxelles, porterebbero l’Ungheria in guerra. A ottobre 2025 le autorità ungheresi hanno chiesto al parlamento europeo di revocare l’immunità parlamentare non solo ad Ilaria Salis, ma anche a Péter Magyar e la già citata Klara Dobrev, leader di Coalizione Democratica, partito che potrebbe superare lo sbarramento. Per Magyar in particolare sarebbe stato chiesto l’arresto per tre diversi casi giudiziari, due relativi a diffamazione ed uno relativo ad una presunta aggressione ed al lancio di un telefono nel Danubio[20]. Nel frattempo, su Magyar piovono le accuse di violenze da parte dell’ex moglie Judit Varga e pare vi siano registrazioni che lo riprendono in situazioni imbarazzanti. Nulla di nuovo sul fronte ungherese! Quando Orbán distrusse i suoi avversari socialisti si trattenne per molti giorni dal pubblicare un’intercettazione dell’allora primo ministro Gyurcsány e alla fine l’intercettazione fu pubblicata dallo stesso intercettato. Le elezioni saranno competitive ma certo non regolari. Per il momento nessuno si sbilancia sulle possibili reazioni di Orbán (e del suo “grande fratello” Putin) nel caso dovesse perdere le elezioni. In italiano si trova solo un contributo di East Journal che indica le strade con cui il governo in carica potrebbe disconoscere l’esito del voto[21].

Riporta l’ansa il 7 Marzo che solo cinque partiti sono riusciti a raccogliere le firme per concorrere alle prossime politiche: FIDESZ di Viktor Orbán, TISZA di Péter Magyar, la Coalizione Democratica di Klara Dobrev, l’estrema-estrema  destra (Nostra Patria) e il partito antisistema del Cane e tre teste. Intanto mentre Orban riceve importanti endorsement dell’estero, si pensi a Trump, Putin, Netanyahu, Meloni e Salvini, Magyar incassa l’appoggio di tre sindaci che hanno animato in passato le campagne elettorali del centro-sinistra: Karácasony, Márky Zay e Botka. I partiti di questi ultimi, i centristi di Momentum e gli ecologisti non hanno presentato le liste per le elezioni per non rubare viti a Magyar.

Certo Orbán si giocherà il tutto e per tutto in quest’ultimo mese di campagna elettorale, la partita è ancora aperta e non bisogna dimenticare che le elezioni non sono perfettamente equilibrate (FIDESZ ha più risorse ed un migliore accesso ai media) e i sondaggi in Ungheria si sono spesso sbagliati. Nel 2002 i sondaggisti prevedevano la riconferma di Orbán che poi non si verificò e nei mesi precedenti le elezioni 2022 le opposizioni unite erano date poco dietro Orbán e alla fine persero di venti punti!


[1] In Ungherese Tisztelet és Szabadság Párt

[2] Un sondaggio del noto istituto Median accredita TISZA al 55% dei consensi e FIDESZ al 35%

[3] Alle elezioni politiche 2010 circa il 53% e 263 seggi su 386; dopo il cambiamento della costituzione alle elezioni politiche 2014 poco meno del 45% e 133 seggi su 199; alle elezioni 2018 circa io 50% e 133 seggi su 199; alle elezioni 2022 circa il 54% e 135 seggi su 199. Per 8 anni Orbán ha avuto la maggioranza di 2/3 in parlamento per un solo seggio e negli ultimi 4 per tre seggi formalmente in coalizione con l’alleato Cristiano-democratico (KDNP). Oltre il 56% alle elezioni europee 2009, circa il 51% alle europee 2019, circa il 53% alle europee 2019; circa il 45% alle elezioni europee 2024;

[4] Lo SMER, il partito di Robert Fico, premier dal 2006 al 2010, dal 2012 al 2018 e dal 2023 ad oggi, è nominalmente un partito socialista ma in letteratura è da molti anni definito conservatore se non nazionalista

[5] E anche di un partito liberale, Alleanza dei liberi democratici, che dal 1994 preferisce allearsi con i socialisti piuttosto che con i conservatori

[6] Jobbik ottiene circa il 16% dei voti alle politiche 2010; circa il 20% a quelle del 2014 e del 2018, risultati peggiori alle europee. Forza nata si estrema destra, dopo le elezioni 2014 si sposta gradualmente su posizioni conservatrici, centriste ed europeiste

[7] Indipendente che nel 2018 riceve l’appoggio di socialisti, verdi, liberali e perfino dell’estrema destra di Jobbik.

[8] Magyar Szocialista Párt, in Italiano Partito Socialista Ungherese

[9] l’ex socialista László Botka sindaco dal 2022

[10] Eccetto il movimento Nostra Patria, forza di estrema destra fondata dagli scissionisti di Jobbik nom intenzionati a collaborare con le forze di sinistra e liberali

[11] Formalmente anche FIDESZ concorre in coalizione con un alleato, i democristiani del KDNP

[12] Partito preesistente che però assume rilevanza nazionale quando Magyar ne diventa leader.

[13] Fonte result.elections.europa.eu

[14] Fonte result.elections.europa.eu

[15] https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/hungary/

[16] L. MASTRODONATO, E se Viktor Orbán fosse arrivato al capolinea? Il suo partito non è mai arrivato così debole alle elezioni in Ungheria, Wired, 2 marzo 2026

[17] S. BOTTONI, Orbán. Un despota in Europa. Casa editrice Salerno. Firenze-Budapest 2019

[18]Fonte PWC tax summary. https://taxsummaries.pwc.com/hungary

[19] Si vedano a proposito i rapporti di Freedom House: anche quello del 2025 afferma che il Codice del Lavoro del 2012 ha compresso il ruolo dei sindacati; per una breve sintesi del Codice del 2012 si veda C.CARPINELLI-M.CONGIU, l’Europa dell’est e i nuovi nazional-populismi, Bonomo Editore 2017

[20]S.ZSIROS – V. GENOVESE, Parlamento Ue respinge richiesta Ungheria: a Salis, Magyar, e Dobrev non verrà revocata l’immunità. Euronews 7/10/2025

[21] S. NICOLOSI, UNGHERIA: Orbán pensa ad un colpo di Stato elettorale? East Journal, 23 giugno 2025

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