martedì, 21 Aprile, 2026
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Tensioni e torsioni in Europa Centrale e Orientale.

Perché dobbiamo di interessarci di Europa post-comunista?

di Salvatore Sinagra

Dice un giornalista di un importante testata italiana che la Bulgaria con il nuovo anno si è risvegliata con l’euro in tasca ma senza un governo; a dicembre il premier Rosen Željazkov ha rassegnato le dimissioni e ad aprile si terranno le elezioni parlamentari, le ottave da aprile 2021[1]! Altro fatto inedito, Rumen Radev, ex comandante dell’aeronautica militare, Presidente della Repubblica dal 2016, non potendo ottenere un terzo mandato, ha rassegnato le dimissioni, per correre alle politiche. Secondo i sondaggi il partito di Radev, che oggi non ha neanche un nome, per non parlare di programmi e candidati, raccoglierebbe circa un terzo dei voti espressi[2]. Il nuovo partito, con un approccio populista, ruberebbe probabilmente una quota rilevante di voti all’estrema destra, primo tra tutti Rinascita, accreditata secondo i sondaggi sopra il 10% prima dell’annuncio di Radev[3]. L’innegabile miglioramento della condizioni economiche, che emerge anche dal confronto con paesi come la Serbia e l’Ucraina che rimangono fuori dall’unione, si somma a tantissima insoddisfazione per la corruzione e la perenne ricerca di un salvatore della patria: prima Simeone II, monarca delle Bulgaria dal 1943 al 1946, che ritorna in patria nel 1996 dopo 50 anni di esilio, fonda un partito e diventa primo ministro (in carica dal 2001 al 2005); poi l’ex superpoliziotto Bojko Borisov[4] primo ministro dal 2009 al 2013, dal 2014 al 2017 e dal 2017 al 2021 ed adesso un presidente della Repubblica dimissionario.

Un presidente che vuole diventare primo ministro stupisce, ma ad est non è un’anomalia. Nel 2024 in Croazia Zoran Milanović, presidente della Repubblica ed esponente di spicco del Partito Socialdemocratico, dichiarò di volersi candidare alle parlamentari alla guida di una coalizione di centrosinistra. La Corte costituzionale lo fermò, affermando che Milanović, per correre alle politiche avrebbe dovuto dimettersi da Presidente[5]. Almeno il bulgaro Radev si è già dimesso; rimane un malfunzionamento del sistema il fatto che il Presidente della Repubblica, garante della costituzione, che solitamente è un politico con significativa anzianità e con esperienza politica, si dimetta per provare a diventare capo di governo. Probabilmente ciò è conseguenza dei problemi dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. Come scrive Angela Di Gregorio candidarsi ad un’elezione diretta per una carica monocratica, implica la necessità di avere un programma ed un partito o una coalizione alle spalle, situazione che rende più giocatore e meno arbitro[6].

Ma la Bulgaria è un paradosso, l’euro è il premio per la stabilità economica, ma non c’è stabilità politica, e come dice il politologo Ivan Krastev, è quasi un mistero come tanta insoddisfazione non si sia scaricata in questi anni con un massiccio voto all’estrema destra, come in Polonia e Ungheria, dove sicuramente l’idea che tutto sia andato storto dopo il 1989 è meno forte che in Bulgaria.

Nella vicina Romania si vota regolarmente ogni quattro anni, nel 2024 vi fu un “’incidente”: il primo turno delle presidenziali fu annullato dalla Corte costituzionale perché fu ritenuto il candidato di estrema destra Călin Georgescu avesse beneficiato di influenze estere ed in particolate di un aiuto russo[7]. In Romania vi è un sistema semipresidenziale, gradito ai sostenitori della stabilità politica, le legislature durano quattro anni, ma nel 2004 si è rilevata un’inflazione di circa il 6% e nel 2025 dell’8,5%[8]. Il dirompente aumento dei prezzi al consumo è causato da problemi strutturali primo tra tutti l’elevato deficit pubblico, che a sua volta dipende tra l’altro dalla significativa evasione; i governi rispondono con soluzioni semplici, quali l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, che peggiorano la situazione[9].

In Repubblica Ceca a dicembre 2025 si è insediato il governo Babiš 3, il principale partner della coalizione è il partito “populista” pigliatutto ANO del premier, uno degli uomini più ricchi del paese, e l’esecutivo si appoggia per la prima volta a due partiti di estrema destra ed esplicitamente filorussi: Svoboda a Přímá Demokracie (SPD) forza che qualcuno definisce neonazista o neofascista e Motoristé sobě, detto anche il partito degli automobilisti, una forza ultraconservatrice contro le politiche ambientali. Il presidente della Repubblica è il “filo-occidentale” Petr Pavel, generale in pensione ed ex capo di Stato Maggiore. Fin dalla campagna elettorale dello scorso autunno era evidente che la politica ceca si sarebbe caratterizzata per lo scontro tra il presidente Pavel e gli estremisti. Prima delle elezioni di ottobre 2025 fu firmata dal presidente Pavel una legge che equipara il nazifascismo ed il comunismo e vieta l’utilizzo dei simboli comunisti (la falce e il martello, la stella rossa, ritratti di Lenin, Fidel Castro e dell’ex primo ministro cecoslovacco Gottwald) e il presidente Pavel affermò, con una posizione di dubbia costituzionalità, che non avrebbe fatto entrare nel governo comunisti o esponenti di estrema destra e in generale politici che sostengono l’abbandono di NATO ed UE. Dopo le elezioni di ottobre si è arrivati ad uno scontro tra Pavel e il Partito degli Automobilisti, perché Pavel si è rifiutato di nominare ministro il loro leader Turek[10]. Il Partito degli Automobilisti ha accusato Pavel di aver travalicato i limiti costituzionali del suo mandato, Pavel ha suggerito ai suoi detrattori, se si sentono lesi da un comportamento illegittimo, di far ricorso alla Corte costituzionale. A loro volta i detrattori di Pavel affermano che la corte sarebbe politicizzata.  Il movimento Milion chvilek pro demokracii (in italiano movimento un milione di momenti per la democrazia), in passato attivo nelle proteste contro il premier Babiš, ha animato le piazze al grido di stojíme za prezidentem (siamo dalle parte del presidente)[11] con manifestazioni a supporto del presidente Pavel, che pare oggi in sostanza il primo riferimento dell’opposizione liberale, ma a breve è difficile pensare si arrivi ad uno scontro nelle sedi istituzionali con richieste di impeachment o provvedimenti analoghi. Il premier Babiš, secondo i suoi detrattori ha dovuto fare un accordo con due pericolosi partiti di estrema destra, a cui rischia di dover dare qualcosa, solo perché se perde la guida del governo rischia la galera e rischia vengano pregiudicate le sue aziende, ma Babiš non è filorusso.

In Slovacchia da ottobre 2023 è nuovamente primo ministro Robert Fico, dal 2006 quando divenne capo del governo per la prima volta, è la figura centrale della politica slovacca[12]. Fico è il leader dello SMER, un partito che si definisce di sinistra e socialista ma ha una base elettorale rurale e conservatrice, ha spesso fatto governi con l’estrema destra ed è stato espulso dal Partito del Socialismo Europeo[13]. Sembrava Fico dovesse scomparire quando nel 2018 si dimise per uno scandalo di ‘ndrangheta nato dall’omicidio del cronista Ján Kuciak[14]. Ritornato al governo si è allineato ad Orbán e avvicinato a Putin. È politicamente resuscitato contestando le politiche di contrasto al Covid-19, comprese le scelte sulla vaccinazione, e opponendosi all’invio di armi all’Ucraina. Negli anni ha sicuramente tratto grande beneficio dal fatto che le coalizioni liberal-conservatrici che hanno provato a sbarrargli la strada, nelle loro esperienze di governo (2010-2012 e 2020-2023) si sono rivelate litigiose e divise; adesso però l’attuale coalizione “rosso-bruna” che mette insieme partiti che si dichiarano socialisti e l’estrema destra dell’SNS, si sta rivelando assai debole e fico ha per qualche tempo perso la maggioranza nel 2025. Il primo ministro slovacco fino ad ora ha beneficiato del fatto che la sua proposta politica è stata l’unica in grado di garantire esecutivi forti; se perdesse la qualifica di “uomo della stabilità” probabilmente brucerebbe il suo “vantaggio competitivo” sugli avversari[15]. I sondaggi dicono che l’area di governo oggi farebbe fatica a raggiungere il 30% dei consensi[16], Fico sta forse pagando l’eccessivo sbilanciamento verso Putin, i suoi tentativi di commissariare la giustizia e la perdita di compattezza della sua maggioranza. In Slovacchia si voterà nel 2027. Le elezioni si preannunciano come un testa a testa tra i populisti di Fico e i liberali di Slovacchia Progressista. Verosimilmente i partiti minori che entreranno in parlamento determineranno il nuovo premier, se saranno in prevalenza conservatori vincerà di nuovo Fico, se saranno in prevalenza liberali ci sarà un avvicendamento nel ruolo di premier.

In Polonia alle elezioni 2023 i liberali della Coalizione Civica di Donald Tusk[17] riuscirono a tornare al governo interrompendo un domino degli ultraconservatori del PiS[18] che durava dal 2015, quando questi ultimi conquistarono presidenza della repubblica e governo. Il PiS, formando una coalizione dal nome Destra Unita alle ultime elezioni ottenne il 35%, la coalizione di Tusk il 30%, Tusk riuscì tuttavia formare un governo con i centristi di Terza Via, che avevano ottenuto un sorprendente 15% e la  sinistra (Lewica) che aveva raccolto poco meno del 9%. Oggi i rapporti di forza si sono ribaltati il partito di Tusk viaggia attorno al 35% ed il Pis attorno al 25%, tuttavia un preoccupante campanello d’allarme per la maggioranza liberale sono state le presidenziali del 2025. Nei mesi successivi all’insediamento del governo Tusk la proposta politica di centro è praticamente sparita; a destra del PiS sono emerse due nuove forze di estrema destra la Confederazione Libertà e Indipendenza o semplicemente Confederazione (oggi attorno al 13% secondo i sondaggi) e Confederazione della Corona Polacca, detta anche semplicemente Corona (oggi attorno al 7%)[19]. Nel 2025 lo storico Karol Nawrocki è diventato Presidente della Repubblica mettendo insieme al secondo turno i voti di tre estreme destre, il PiS, Confederazione e Corona. Nawrocki, un neofita della politica, dice il professor Daniele Stasi, esperto di Polonia[20], “sta studiando per diventare leader politico”. È notizia di questi giorni che Nawrocki ha messo il veto su un provvedimento voluto da Tusk, che di fatto avrebbe annullato l’intervento legislativo del 2017, che trasferisce alla camera bassa il diritto di nomina di oltre la metà dei membri del Consiglio Nazionale della Magistratura, organo che a sua volta nomina i giudici e ne propone avanzamenti di carriera[21]. La Polonia rimane un paese spaccato a metà tra la sua anima liberale e quella conservatrice. La cosa che più sorprende è che non basta un grande partito di estrema destra, il PiS, che negli anni ha commissariato i giudici, fatto battaglie contro le minoranze che hanno portato perfino alle istituzioni di presunte zone free-LGBT e ha provato a restringere il diritto all’aborto; sono emerse un’estrema-estrema destra, Confederazione, un’estrema-estrema-estrema destra, Corona.

Per ultima rimane l’Ungheria, ove dal 2010 governa Orbán e da tempo le elezioni non sono veramente competitive. Da molti mesi, tuttavia, un nuovo partito di destra conservatrice che si dichiara europeista, TISZA di Péter Magyar, ex “notabile” di FIDESZ di Orbán, è avanti nei sondaggi. Al suo esordio, alle europee 2024 TISZA ottenne quasi il 30%, abbastanza per uccidere le opposizioni di sinistra, ma troppo poco per insidiare FIDESZ.  Nel frattempo, complice forse l’elevata inflazione di questi anni[22] e altre questioni economiche il consenso di TISZA di Magyar è cresciuto tantissimo, secondo il sito Poilitico.eu il partito del più grande oppositore di Orbán avrebbe circa il 50% dei consensi e il partito di governo circa il 40%.  Magyar ha attaccato Orbán sulla corruzione e sui suoi legami con Putin, non ha invece da lui preso le distanze sulle politiche antilibertarie e sulle posizioni sull’Ucraina e pur dichiarandosi pro-euro è entrato in rotta di collisione con il Partito Popolare Europeo a cui aderisce TISZA, per non aver votalo la fiducia a Von Der Leyen[23]. In Ungheria si vota con un sistema maggioritario con un singolo turno e molti dei partiti che hanno fatto opposizione a Orbán negli ultimi 16 anni non presenteranno una lista alle prossime politiche per agevolare il “president change”, tra questi il partito di centro-destra Ungheria di Tutti del candidato unitario delle opposizioni  alle elezione 2022 Péter-Márki Zay e i verdi di Dialogo di Gergely Karácsony, principale candidato delle sinistre alle elezioni 2018 e attualmente sindaco di Budapest, volto simbolo  dell’Ungheria progressista per le sue posizioni pro-LGBT e contro le politica interna ed estera di Orbán. La campagna elettorale si sta svolgendo a colpi di intercettazioni, accuse con rilevanza penale e video discutibili; Orbán sta puntando tutto sul terrore della guerra ed è stato diffuso un video realizzato dal governo con l’intelligenza artificiale che mostra un padre giustiziato davanti alla figlia. Il messaggio subliminale è che le opposizioni, al guinzaglio di Bruxelles, porterebbero l’Ungheria in guerra. A ottobre 2025 le autorità ungheresi hanno chiesto al parlamento europeo di revocare l’immunità parlamentare non solo ad Ilaria Salis, ma anche a Péter Magyar e a Klara Dobrev, quest’ultima è leader di Coalizione Democratica, partito che potrebbe superare lo sbarramento, e moglie dell’ex premier Ferecz Gyurcsány. Per Magyar in particolare sarebbe stato chiesto l’arresto per tre diversi casi giudiziari, due relativi a diffamazione ed uno relativo al lancio di un telefono nel Danubio[24]. Nel frattempo, su Magyar piovono le accuse di violenze da parte dell’ex moglie Judit Varga, già ministro della giustizia di Orbán, e pare vi siano registrazioni che lo riprendono in situazioni imbarazzanti. Nulla di nuovo sul fronte ungherese! Quando Orbán distrusse i suoi avversari socialisti si trattenne per molti giorni dal pubblicare un’intercettazione dell’allora primo ministro Gyurcsány e alla fine l’intercettazione fu pubblicata dallo stesso intercettato. Alcune analisi affermano che TISZA per vincere dovrebbe battere di 4 o 5 punti FIDESZ. Le elezioni saranno competitive ma certo non regolari. Per il momento nessuno si sbilancia sulle possibili reazioni di Orbán (e del suo “grande fratello” Putin) nel caso dovesse perdere le elezioni. In italiano si trova solo un contributo di East Journal che indica le strade con cui il governo in carica potrebbe disconoscere l’esito del voto[25].

L’instabilità politica ed economica pare oggi il tratto unificante di un’area che confina ad ovest con la “vecchia Europa” ed est con la Russia. Sono stati anni di elevata inflazione, shock per le catene del valore dovute al Covid ed al rallentamento della Germania e paure dovute al Green Deal, si pensi alla piccola Slovacchia, cinque milioni di abitanti, il primo produttore pro-capite di automobili in Europa e nessuna strategia in caso di passaggi obbligatori all’elettrico o alla Cechia, legatissima all’economia tedesca. Per questo spesso le opinioni pubbliche di questi paesi oscillano tra la russofobia e il terrore che la Russia chiuda i rubinetti del gas. Non mancano vicende politiche sorprendenti, ma non sorprende il senso di spaesamento e sfiducia che in questi paesi era forte negli anni d’oro dell’adesione all’UE, figuriamoci adesso negli anni della guerra, dell’inflazione e del rallentamento del PIL.


[1] Fonte Parties and elections in Europe

Cronologia delle ultime elezioni politiche in Bulgaria

  • Ottobre 2024
  • Giugno 2024
  • Aprile 2023
  • Ottobre 2022
  • Novembre 2021
  • Giugno 2021

Aprile 2021

[2] Fonte Politico. https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/bulgaria/

https://btvnovinite.bg/predavania/tazi-sutrin/market-links-rumen-radev-se-polzva-s-naj-visoko-doverie-51-ako-sega-bjaha-izborite.html

[3] Partito fondato nel 2014, in bulgaro Възраждане (Vazrazhdane)

[4] Per esser precisi ex pompiere, docente all’accademia di polizia e fondatore di una controversa società di vigilanza privata

[5] S. CANTARINI, La Corte costituzionale croata impedisce al presidente Milanović di assumere l’eventuale incarico di primo ministro Euractive, 22 aprile 2024

[6] Angela di Gregorio è Professore Ordinario del dipartimento di studi giuridici, internazionali e storico-politici della statale di Milano

 A tal proposito si veda A. DIGREGORIO, Repubblica ceca. Collana “Si governano così”, Il Mulino, Bologna, 2008

[7] M. Iordache, Presidenziali in Romania, annullamento shock, Osservatorio Balcani e Caucaso, Transeuropa. 9 Aprile 2014

[8] Fonte Imf data mapper

[9] M. Iordache Romania: inflazione campanello d’allarme. Osservatorio Balcani e Caucaso, Transeuropa. 8 settembre 2015

[10] R. Cameron. Czech president rejects ‘Hitler salute’ nominee for minister. DW.com 30 Novembre 2025

J. WEIZMAN, New Czech environment minister appointed following controversy, Politico, 23 febbraio 2026

V. POHANKA, Cabinet complete as Motorists’ Červený takes over environment ministry. Radio Prague International. 23 febbraio 2025

[11]D. LAZAROVA,  Rallies across Czechia in support of President Pavel, Radio Prague International, 15 febbraio 2025

[12] Primo ministro slovacco dal 2006 al 2010; dal 2012 al 2018 e dal 2023 ad oggi

[13] Lo Smer fu sospeso dal PSE dal 2006 al 2008 a causa di un’alleanza con un partito di estrema destra l’SNS, il cui leader Jan Šlota era noto per la sua retorica anti-rom ed anti-magiara. Lo Smer fu riammesso dopo che Fico e Šlota firmarono una dichiarazione in cui si impegnavano a rispettare i valori europei, i diritti umani ed i diritti delle minoranze. Lo SMER è stato definitivamente espulso dal PSE nel 2023 per la nuova alleanza con l’SNS e per le posizioni sull’Ucraina.

V. GENOVESE. Parlamento europeo, socialisti espellono il partito del premier slovacco Fico per violazione dei valori. Euronews. 17/10/2023

[14] Giornalista investigativo ucciso a soli 28 anni insieme alla sua fidanzata nel febbraio 2018. Primo caso di giornalista ucciso dopo l’indipendenza

[15] Slovacchia: Fico perde la maggioranza in Parlamento a causa di quattro deputati “ribelli. Agenzia Nova, 26 gennaio 2025

[16] Fonte www.politico.eu

[17]Già primo ministro polacco dal 2007 al 2014 e presidente del Consiglio Europeo dal 2014 al 2019

[18]  Prawo i Sprawiedliwość, in italiano Diritto e Giustizia

[19] Fonte www.politico.eu

[20] Docente di Storia del Pensiero Politico all’Università di Foggia e docente a Varsavia. Tra le sue pubblicazioni: Le origini del nazionalismo in Polonia, Francoangeli (2018), “Polonia restituta”. Nazionalismo e riconquista della sovranità polacca, Il Mulino (2022).

[21] Il presidente polacco ha messo il veto alla riforma della giustizia, Il post, 19 febbraio 2026

[22] Fonte imf data mapper: 7,4% nel 2021, 24,5% nel 2022; 5,5% nel 2023; 4,6% nel 2024; 4,1% nel 2025

[23] Peter Magyar could defeat Viktor Orban, Hungary’s leader. The economist. 29 gennaio 2026

K. JOCHEKOVA, Orbán’s nemesis turns his nationalist playbook against him, Politico 20 febbraio 2026

[24]S.ZSIROS – V. GENOVESE, Parlamento Ue respinge richiesta Ungheria: a Salis, Magyar, e Dobrev non verrà revocata l’immunità. Euronews 7/10/2025

[25] S. NICOLOSI, UNGHERIA: Orbán pensa ad un colpo di Stato elettorale? East Journal, 23 giugno 2025

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