La lezione è stata condotta da Patrizia Minella, componente del Comitato Scientifico CESPI, in collaborazione con Giovanna Andreoni, referente dell’Associazione di volontariato Karama.
Questa decima lezione del corso, organizzato dal Cespi in collaborazione con l’UTE, accende i riflettori su una delle questioni irrisolte più lunghe della storia moderna: il Sahara Occidentale. Il 2026 segna infatti il 50° anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), eppure il popolo Saharawi vive ancora sospeso tra esilio e occupazione.
La nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica – RASD
Grande quanto l’Italia e ricco di risorse, quali fosfati, gas, petrolio e coste pescosissime, il territorio è stato colonia spagnola fino al 1975. La Spagna, sotto pressione internazionale e preoccupata per la minaccia di guerra del Marocco, decise di abbandonare la sua colonia.
Gli Accordi di Madrid del 14 novembre 1975, firmati da Spagna, Marocco e Mauritania, segnarono il ritiro spagnolo dal Sahara occidentale, cedendo l’amministrazione del territorio a Marocco e Mauritania. Il patto prevedeva la creazione di un’amministrazione temporanea tripartita, ma di fatto permise al Marocco di annettere i due terzi settentrionali del territorio nel 1976. Sebbene non esistano documenti ufficiali di dominio pubblico, è noto che la Spagna ottenne garanzie sulla pesca e sullo sfruttamento delle risorse fosfatiche, come la miniera di Bucraa.
Questa decisione ignorò totalmente il diritto all’autodeterminazione delle tribù nomadi locali, storicamente governate dal “Consiglio dei Quaranta” che riuniva periodicamente i capi delle tribù per prendere collegialmente decisioni che riguardavano gli interessi della comunità
Il popolo Saharawi
Nel 1975 l’invasione marocchina nota come “Marcia Verde”, avviata dal re Hasan II, costrinse gran parte della popolazione alla fuga. Sebbene il Fronte Polisario, movimento che rappresenta il popolo Saharawi, abbia proclamato la RASD il 27 febbraio 1976 e la Mauritania si sia successivamente ritirata firmando un accordo di pace col Fronte Polisario nel 1979, il Marocco ha occupato anche la parte lasciata libera dalla Mauritania e ha consolidato il controllo costruendo il “Muro della vergogna”, una barriera di oltre 2.700 km presidiata e minata.
In pratica la questione del Sahara Occidentale rimane ancora oggi irrisolta.
Oggi, circa 170.000 profughi sopravvivono in cinque campi nel deserto vicino a Tindouf in Algeria in condizioni climatiche estreme. In questo contesto, le donne Saharawi hanno assunto un ruolo centrale organizzando la vita civile, l’educazione e la sanità, raggiungendo tassi di alfabetizzazione tra i più alti del continente.
Mentre la politica internazionale resta ambigua, la cooperazione italiana continua a offrire un sostegno vitale; in Lombardia l’associazione KARAMA (Dignità) di Sesto San Giovanni è in prima linea con progetti di gemellaggio scolastico, accoglienza estiva per i bambini e programmi specifici per il sostegno a famiglie con ceiachia.
La lezione di oggi è stata seguita con molto interesse e diversi partecipanti si sono resi disponibili a collaborare con l’associazione Karama, che è possibile contattare all’indirizzo karamasesto@gmail.com.
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