di Salvatore Sinagra (Comitato scientifico, CESPI)
Ai primi di giugno è stato tradotto in italiano per l’internazionale (numero 1617 del 6 giugno) un articolo di Witold Gadomski[1] pubblicato da Gazeta Wyborcza[2]. Il giornalista scrive che gli elettori che alle scorse politiche (ottobre 2023) avevano votato in massa per la Coalizione Civica di Donald Tusk (una forza centrista e liberale) si sarebbero al primo turno delle presidenziali spostati in massa su candidati di estrema destra populisti, Mentzen e Braun, per poi votare al secondo turno l’ultraconservatore Nawrocki, appoggiato dal principale partito di opposizione, Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość – PiS)
Secondo Gadomski tale scelta sarebbe imputabile alla debole azione di governo del premier Tusk, che non è riuscito a far modificare la legge sull’aborto e non avrebbe messo in ordine i conti pubblici, ed al fatto che gli elettori non avrebbero più memoria di quanto è stato duro il comunismo. Inoltre, la nuova presidenza sarebbe il preludio di un governo di coalizione tra l’estrema destra di Diritto e Giustizia, che appoggiava Nawrocki, e l’estrema-estrema destra di Confederazione, il partito di Mentzen. Il neoeletto presidente Nawrocki potrebbe, sempre secondo Gadomski, usare il potere di veto per indebolire l’esecutivo Tusk e addirittura ricorrere all’esercito per mandarlo a casa.
Gran parte delle tesi sostenute da Gadomski mi paiono discutibili.
Primo. In Polonia, come negli altri paesi postcomunisti, i nostalgici del comunismo non rappresentano lontanamente fasce di popolazione in grado di impattare sui risultati elettorali. Insieme alla consapevolezza che negli ultimi 35 anni le condizioni di vita sono nettamente migliorate, vi è la convinzione che le privatizzazioni e la transizione al mercato e alla democrazia non siano state gestite in modo corretto e trasparente. C’è risentimento e sospetto verso l’establishment e, dall’adesione all’UE, anche ed euroscetticismo. Con il crollo dei muri nel 1989 è cresciuto il benessere, sono cresciute le opportunità ma è anche cresciuta la percezione di precarietà. Credo che sia però un errore etichettare come ingrati nostalgici del comunismo e pericolosi antidemocratici tutti coloro che, per la verità spesso in modo abbastanza confuso, chiedono più uguaglianza e giustizia sociale. In particolare, in Polonia è errato affermare che gli elettori dell’estrema destra sono nostalgici del comunismo, poiché il PiS, il partito largamente più rappresentativo dell’estrema destra polacca, nasce con la promessa di punire e allontanare dalla vita politica i comunisti che con la transizione si sono o si sarebbero riciclati barattando il potere politico con quello economico[3]. Paradossalmente la convinzione che nei paesi postcomunisti abbondino i nostalgici del comunismo accomuna per opposte ragioni due diverse categorie di individui. Qui in Italia molte donne e uomini di sinistra che forse avrebbero voluto un epilogo diverso nel 1989, un compromesso tra capitalismo e comunismo, vedono i successi della destra conservatrice-populista in Europa dell’est quale un fenomeno transitorio e di protesta, di popoli che un giorno si ribelleranno al capitalismo e riconosceranno che gli americani sono imperialisti assolutamente come i russi. Invece, in Repubblica Ceca, il paese postcomunista che conosco meglio, ma forse anche in altri paesi postcomunisti, abbondano tra le fila della destra liberale donne e uomini che etichettano come para-comuniste tutte le voci critiche dell’attuale sistema. Niente è più sbagliato di tale atteggiamento!!! Credo che per molti polacchi, ungheresi, cechi, slovacchi, sloveni, la fine del comunismo abbia rappresentato il ritorno all’Europa, ma come dice Keith Crawford, mio docente all’università di Economia di Praga nel 2006, forse per molti l’Europa a cui ritornare non è quella di Maastricht ma quella del congresso di Vienna. Molti in questi paesi sognano un’Europa molto conservatrice, temono che l’immigrazione possa cambiare i loro stili di vita e non “ritornano in Europa” per prendere lezioni e “compiti a casa” da Bruxelles.
Secondo Al primo turno il candidato della Coalizione Civica di Tusk ha ottenuto il 32%, risultato in linea, in termini relativi, con quello delle politiche del 2023 (alle europee 2024 la Coalizione Civica ottenne il 37% ma con una partecipazione ben più bassa). I dati più rilevanti del primo turno delle presidenziali sono stati il collasso della coalizione centrista Terza Via e le difficoltà del cartello di sinistra Lewica, forze che appoggiano il governo Tusk (i tre candidati dei partiti dell’area di governo hanno ottenuto insieme circa il 40%) e la clamorosa avanzata di due candidati più a destra di quello di Diritto e Giustizia che insieme hanno ottenuto il 20%. Dati i numeri del primo turno la sconfitta del candidato liberale al secondo turno di meno di due punti è quasi un grande risultato.
Terzo. Dire che Tusk non abbia risolto i problemi dei conti pubblici è assurdo. La Polonia non ha alcun problema di conti pubblici[4] e dato che è stata, dopo il 2024, un paese a lungo di emigrazione[5], anche alla luce dei costi di lungo periodo della denatalità, i programmi di sostegno alla natalità voluti dal PiS potrebbero essere perfino positivi.
Quarto. Il PiS esprimeva già con Duda il Presidente della Repubblica, come accade già dal 2023 il nuovo presidente userà il diritto di veto per ostacolare il governo e forse sarà meno istituzionale del suo predecessore. Duda, pur portando l’acqua al mulino del PiS ha provato a presentarsi come un presidente indipendente e come la faccia più moderna del mondo conservatore, Nawrocki potrebbe essere più trumpiano e reazionario, ma non si vedono all’orizzonte cambiamenti epocali e sembra surreale paventare il rischio che il neopresidente usi l’esercito per far cadere il governo.
Nel 2027 qualora il PiS e forze alla sua estrema destra avessero la maggioranza in parlamento Nawrocki potrebbe essere l’uomo dei ponti tra partiti diversamente reazionari. In campagna elettorale è sembrato rappresentare l’anima più conservatrice del PiS e guardare agli elettori di Mentzen, ma sapeva bene che per vincere avrebbe dovuto mobilitare l’elettorato dei candidati esclusi alla sua destra. E tra l’altro qualora nel 2027 si arrivasse ad un governo di coalizione tra l’estrema destra del PiS e l’estrema-estrema destra di Confederazione non sarei nemmeno così certo nell’attribuire la paternità dell’esecutivo a Nawrocki. Il PiS fin dal 2005, nelle sue esperienze di governo, ha giocato, anche con coalizioni che includevano piccoli partiti di estrema destra, a simulare una dialettica interna tra una destra ultraconservatrice dialogante ed una radicale e l’ex presidente Duda nel 2023 si è semplicemente trovato nell’impossibilità di facilitare il lavoro del PiS, perché forze eterogenee che rappresentavano la maggioranza dei seggi alla camera bassa avevano già deciso che il liberale Donald Tusk sarebbe stato il nuovo premier.
[1] Giornalista polacco nato nel 1953, membro del Sejm, la camera bassa polacca dal 1991 al 1993
[2] Quotidiano di ispirazione liberale, fondato nel 1989 dal dissidente Adam Michnik
[3] Per completezza, Diritto e Giustizia governò tra il 2005 ed il 2007 con Autodifesa della Repubblica Polacca (Samoobrona Rzeczpospolitej Polskiej – SRP), partito populista molto critico sulla rapidità della transizione al capitalismo e sui suoi costi sociali.
[4] Secondo IMF data Mapper il rapporto debito/Pil della Polonia nel 2023 è pari a circa il 45,5% del dato perfettamente allineato a quello pre-covid del 2019. Nello stesso periodo il rapporto debito/Pil è cresciuto considerevolmente in tutti i paesi di Visegrád: in Repubblica Ceca è passato da circa il 30% al 42%; in Slovacchia da circa il 48% al 56%; in Ungheria dal 64% al 69,5%. Il rapporto debito PIL è cresciuto considerevolmente anche in Francia passando dal 98% al 110% e in Gran Bretagna passando dall’86% al 110%; è cresciuto limitatamente in Germania passando dal 59 al 63% ed è rimasto stabile in Italia che però ha un rapporto debito PIL del 134%. Solo Svezia, Paesi Baltici, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria nell’Unione Europea ha un rapporto debito PIL migliore di quello polacco. La Polonia nel 2024 ha avuto una crescita del PIL prossima al 3% ed ha sovraperformato tutti gli altri paesi di Visegrád. Sempre secondo IMF data mapper la Polonia dovrebbe crescere in media di circa il 3% fino al 2030 con una performance perfino di quelle per i paesi baltici
[5] Negli anni precedenti l’invasione su larga scala dell’Ucraina la Polonia è diventata un paese di immigrazione
