Frutti di pace

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A cura di Valter Molinaro

In Bosnia Erzegovina la Cooperativa agricola “Insieme” ha realizzato il sogno di ricostruire la pace con i piccoli frutti della terra.

Dall’aprile del 1992, dopo il collasso della Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina ha sofferto una sanguinosa guerra terminata nel novembre 1995. Tre anni e mezzo di guerra hanno prodotto: più di centomila morti; migliaia di scomparsi; più di due milioni di profughi; migliaia di persone con danni permanenti; economia ed infrastrutture distrutte.

La guerra ha provocato un cambiamento della struttura demografica della popolazione, come risultato delle operazioni di “pulizia etnica”. Il comune di Bratunac si trova sulla riva occidentale della Drina, al confine tra la Bosnia Erzegovina e la Serbia, a pochi chilometri da Srebrenica, dove l’11 luglio 1995 l’esercito serbo bosniaco realizzò un massacro sistematico degli uomini musulmani, inclusi i giovanissimi e gli anziani. Le vittime stimate sono più di ottomila.

Si è trattato di una strage di dimensioni inaudite, la più grande commessa in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Come possiamo solo immaginare, il solco di odio e diffidenza reciproca tracciato nella popolazione è profondissimo. In questo contesto è nata la Cooperativa agricola “Insieme” nel giugno del 2003 per iniziativa di dieci soci fondatori, in maggioranza donne.

Per i bosniaci musulmani rientrare a vivere a Srebrenica voleva dire superare paura e dolore provocate dall’esodo forzato e dalla perdita di familiari e parenti, in un luogo dove erano rimasti a vivere anche i responsabili di quei crimini. Dal punto di vista geografico il territorio tra Srebrenica e Bratunac è una grande area agricola, frazionata in piccoli appezzamenti a gestione familiare, di dimensioni che variano tra i 1.000 e i 5.000 metri quadrati. I terreni sono destinati principalmente alla coltivazione di lamponi e di altri piccoli frutti (more, mirtilli, fragole),

È proprio in questa zona che parte, agli inizi degli anni duemila, la sfida di Rada Žarković – attualmente Presidente della Cooperativa – assieme all’amico Skender Hot, Direttore dello stabilimento per la trasformazione dei piccoli frutti. Entrambi pacifisti, fin dallo scoppio del conflitto in Croazia nel ’91 erano stati attivi nella rete delle associazioni dei vari Paesi dei Balcani che si battevano contro la guerra.

Lo scopo dichiarato della Cooperativa “Insieme” era ed è quello di favorire il ritorno a casa dei profughi e delle profughe e superare i mille ostacoli materiali e psicologici alla ripresa di una vita in comune, attraverso la diffusione dei valori del lavoro e della cooperazione. Rilanciare un’economia rurale sostenibile attraverso la riattivazione di un sistema microeconomico basato sulla coltivazione di piccoli frutti in fattorie di famiglia unite in cooperativa è la chiave per realizzare la riconciliazione superando le divisioni costruite dalla guerra.

Il rispetto e la fiducia reciproca che si ricreano nel lavoro e nel conseguimento di risultati positivi per tutti, sono il cemento che tiene insieme una comunità multiculturale nella regione di Bratunac e Srebrenica e che è oggi un esempio virtuoso per tutto il territorio dei Balcani.

Oggi la Cooperativa coinvolge oltre 500 famiglie, riesce a sostenere i contadini nella fase della produzione e si occupa della raccolta, della surgelazione, della trasformazione e della vendita di prodotti derivati dai piccoli frutti. La scelta dei piccoli frutti è coerente con la storia dell’agricoltura tradizionale dell’area, favorita da buone condizioni climatiche.

Questo progetto nel corso degli anni è stato sostenuto da Alce Nero e da Coop che distribuisce le marmellate e i nettari “Frutti di pace” presso la rete dei supermercati e ipermercati della Lombardia e di molte altre regioni italiane.

Rada Žarković, la Presidente della Cooperativa Insieme, così descrive il rapporto con i soci Coop che hanno partecipato ad un incontro prima della pandemia: “L’interesse e l’aiuto di Coop è prezioso per noi, è una cooperativa grande che non dimentica di essere stata piccola. Nel dibattito dei soci Coop ho sentito una domanda interessante a cui vorrei rispondere: può un supermercato cambiare la giustizia sociale? Con noi Coop l’ha fatto, collaborando, anche se siamo fuori dalla comunità europea, ha accettato la nostra storia e apprezzato il lavoro che abbiamo dedicato alla bontà e qualità del nostro prodotto”.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito internet della cooperativa Insieme.

http://coop-insieme.com/

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