domenica, 18 Gennaio, 2026
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Ottobre 2025. Il voto in Repubblica Ceca

di Salvatore Sinagra, Comitato scientifico CESPI

  1. Il contesto

La Cechia è una Repubblica parlamentare, in cui solo la camera bassa vota la fiducia al premier. Il Presidente della Repubblica, nonostante abbia un ruolo di garanzia, viene eletto direttamente da popolo. La camera bassa viene rinnovata ogni 4 anni con sistema proporzionale e soglia di sbarramento del 5%.

Almeno dal 2017 la politica ceca ruota attorno al miliardario Andrej Babiš[1], uno degli uomini più ricchi del paese, unico azionista della Holding Agrofert, operante in molti settori dalla chimica all’agricoltura, dall’alimentare all’edilizia e attiva nel mondo dei mass media tramite due quotidiani. Babiš entrò in politica 14 anni fa, apparentemente da neofita[2] fondando ANO 2011[3] un partito che sommava alcuni elementi del primo Movimento5Stelle e della prima Forza Italia, promettendo di cacciare una classe dirigente corrotta e incapace; negli anni ha riempito segnatamente ai rapporti con Bruxelles lo spazio dell’euroscetticismo soft e segnatamente ai rapporti economici lo spazio lasciato vuoto dalla scomparsa della sinistra socialdemocratica[4]. La natura ibrida e cangiante di ANO di Babiš si è riflessa nelle scelte di posizionamento a Bruxelles: fino al 2024 in Renew nonostante ANO fosse un movimento riconducibile al soft-populism euroscettico e dal 2024 tra i Patrioti, nonostante Babiš abbia più volte dichiarato la sua fedeltà all’UE ed alla NATO. Babiš è stato ministro delle finanze e vicepremier dal 2013 al 2017; primo ministro dal 2017 al 2021; capo dell’opposizione dal 2021 al 2025.

Nella legislatura conclusasi con le elezioni di ottobre il premier è stato Petr Fiala, leader dell’ODS lo storico partito della destra liberale e liberista ceca. In occasione delle elezioni 2021 l’ODS aveva creato un cartello elettorale chiamato SPOLU (in italiano insieme) con i democristiani del KDU-ČSL e con i liberal-conservatori di TOP09[5]. Fiala nel 2021 riuscì a diventare premier e a mandare all’opposizione il miliardario Andrej Babiš con un accordo tra il suo cartello ed un altro cartello elettorale, quello formato dai liberali di STAN[6] e dai progressisti del partito dei Pirati[7]. Ad ottobre 2024, a seguito dei problemi relativi all’implementazione dell’agenda digitale e della rimozione da ministro del leader dei Pirati Ivan Bartoš, i Pirati abbandonarono il governo Fiala che tuttavia non perse la maggioranza. L’esecutivo Fiala, nonostante la tradizione euroscettica dell’ODS, si è caratterizzato in politica estera per l’occidentalismo e per una posizione netta a favore dell’Ucraina e in economia per la disciplina di bilancio[8], è stato criticato per la scarsa attenzione al carovita[9] a partire dal prezzo degli immobili.

  1. I risultati

Le elezioni politiche del 3 e 4 ottobre si sono chiuse con un ribaltamento dei rapporti di forza tra Babiš ed i suoi oppositori e detrattori liberali.

Accedono al nuovo parlamento

  • ANO 2011 di Babiš (Patrioti per l’Europa) con il 34,5% dei voti, il risultato migliore nelle 7 tornate elettorali nazionali cui il partito di Babiš ha partecipato dal 2013[10];
  • SPOLU del premier Petr Fiala (conservatori e riformisti europei e PPE)[11]  con il 23% dei voti;
  • Il Partito dei Sindaci e degli Indipendenti (PPE) con circa l’11%;
  • Il Partito dei Pirati (Verdi/ALE) insieme ai suoi alleati[12] con quasi il 9%;
  • Il Partito di estrema destra Libertà e Democrazia Diretta (Patrioti Europei) insieme ai suoi alleati[13] con quasi l’8%;
  • Motoristé sobě (Patrioti Europei), un nuovo partito di estrema destra o destra populista, detto anche il partito degli automobilisti, nato contro il green deal e per “difendere i diritti di motociclisti ed automobilisti” che ha ottenuto il 6,8%

Rimangono nuovamente fuori dal parlamento, non avendo superato la soglia del 5%, Přisaha, un partito di destra anticorruzione che si è fermato all’1% e Stačilo[14], il cartello delle sinistre che per la prima volte metteva insieme comunisti e socialdemocratici, che si è fermato poco sopra il 4%.

Il partito di destra populista degli Automobilisti ha ricevuto prima del voto l’endorsement dell’ex premier e presidente Václav Klaus[15], che va ricordato fu il fondatore dell’ODS del premier uscente Fiala e il cartello delle sinistre Stačilo ha ottenuto quello dell’ex premier e presidente Miloš Zeman[16]. L’attuale presidente Petr Pavel, muovendosi su un terreno di dubbia costituzionalità, ha affermato prima delle elezioni che non avrebbe mai nominato ministri che supportano l’abbandono dell’UE e della NATO, successivamente ha dichiarato che non avrebbe dato incarichi di politica estera e sicurezza nazionale a politici di forze che vogliono riorientare il paese verso la Russia[17].

Sull’internazionale è stato scritto che in queste elezioni si sono scontrate due narrazioni, quella del governo basata sulla necessità di difendersi dall’aggressivo nemico russo, e quella delle opposizioni che metteva in risalto i temi interni come i redditi, la casa e il prezzo dell’energia. Gli elettori cechi avrebbero premiato la seconda. Sulla stessa linea si posiziona un contributo di Radio Prague International, in cui Vít Prohanka ha scritto che la di là dell’inflazione i cechi hanno premiato una proposta politica pragmatica rispetto ad una incentrata su grandi battaglie ideologiche e sullo scontro democrazia-autoritarismo[18].

È ragionevole pensare che il premier uscente Fiala per vincere avrebbe dovuto dare una risposta più netta al carovita ed alla crescita delle disuguaglianze, tuttavia numeri alla mano l’aerea di governo di Fiala nella composizione del 2021-2024 (prima dell’allontanamento dei Pirati) in termini percentuali non arretra e in termini assoluti guadagna voti; Babiš verosimilmente diventerà premier per mancanza di coalizioni alternative possibili perché il suo ANO 2011 e due partiti alla sua destra, l’SPD e gli automobilisti (Motoristé sobě), sono stati in grado di tradurre in seggi oltre 10 punti percentuali di voto di sinistra e di estrema destra che nel 2021 andò perduto causa sbarramento.

  1. Le prospettive

Le cinghie di trasmissione del trumpismo sembrano fortissime in tutta l’area dell’Europa Centro Orientale e ciò in Repubblica Ceca si traduce in due dimensioni

  • da una parte ci si aspettiamo un Babiš più nazionalista che nelle sue precedenti esperienze di governo (dal 2013 al 2017 come vicepremier e ministro delle finanze e dal 2017 al 2021 come primo ministro). Si tratta di qualcosa di assolutamente comune nell’area: in Polonia il partito ultraconservatore Diritto e Giustizia nel 2001 nasce da una scissione a destra di un cartello di forze conservatrici e liberali; in Ungheria Orbán nasce liberale e diventa prima conservatore nella sua prima esperienza di governo (1998-2002) e di fatto ultraconservatore e nazionalista nella sua seconda esperienza di governo (2010-oggi); in Slovacchia l’ultimo premier Fico (2023-oggi) è sicuramente più reazionario di quello delle sue precedenti esperienze di governo (2006-2010 e 2013-2018)
  • dall’altra a destra del partito populista di Babiš entrano in parlamento una forza di estrema destra tradizionale anti immigrati ed anti UE, Libertà e Democrazia Diretta (SPD) e un’altra, gli automobilisti, nata contro il green deal e le politiche ambientali.  Anche tale aspetto è comune nell’area geografica. Giusto per citare due esempi in Polonia al primo turno delle presidenziali 2025 il candidato della destra populista di Diritto e Giustizia e quello della destra liberale della piattaforma civica hanno ottenuto ciascuno circa il 30% dei voti accedendo al ballottaggio ma i primi due esclusi dal ballottaggio, che hanno ottenuto insieme oltre il 21% rappresentano posizioni a destra di Diritto e Giustizia e dicono i sondaggi che tali proposte di estrema destra riscuoterebbero analogo successo in elezioni politiche.

Babiš in estrema sintesi dovrebbe diventare premier perché è l’unico che può dialogare con le estreme destre dell’SPD e degli Automobilisti, ma il quadro è assai complesso. ANO 2011 ha conquistato 80 seggi in parlamento, una maggioranza solida necessiterebbe sia dei 15 seggi conquistati dell’SPD che dei 13 guadagnati dagli automobilisti. Babiš ha diversi problemi: l’SPD è una forza assai difficile da includere in una coalizione, poiché nei programmi del partito vi è un referendum sull’abbandono dell’UE e della NATO e perché accusato di continuità con ideologie nazifasciste e  Filip Turek, leader degli automobilisti, l’interlocutore privilegiato di Babiš negli ultimi mesi, è stato travolto da uno scandalo: sono state pubblicate chat in cui esprime posizioni omofobe, nazifasciste e violente ed è finito sotto inchiesta per discorsi d’odio. Fino a pochi giorni fa gli Automobilisti chiedevano un ministero per Turek per votare la fiducia al governo, oggi tale richiesta appare velleitaria. L’ipotesi più probabile è che nasca un terzo governo Babiš con l’appoggio diretto degli Automobilisti e l’appoggio esterno dell’SPD, il cui leader Okamura potrebbe diventare presidente della camera. Se il “governo di unità delle destre populiste” incontrasse invece ostacoli insormontabili potremmo assistere ad una legislatura assai breve oppure a qualche colpo di scena, che per la verità a Praga reputano assai improbabile. Un pezzo della maggioranza della scorsa legislatura potrebbe offrire un appoggio a Babiš per affrancarlo dalla dipendenza dalle estreme destre. In questo contesto, come accaduto nelle tornate elettorali che non hanno prodotto una “maggioranza naturale[19]” il Presidente della Repubblica potrebbe acquisire un ruolo assai significativo.


[1] Diventa ministro per la prima volta nel 2013

[2] È verosimile dagli anni Novanta abbia coltivato rapporti sia con il leader socialdemocratico Miloš Zeman, che con notabili dell’ODS, storico partito della destra ceca

[3] L’acronimo di Akce nespokojených občanů, in italiano azione dei cittadini insoddisfatti. ANO in ceco vuol dire anche si

[4] Che è stata al governo insieme al partito di Babiš dal 2013 al 2021

[5] Acronimo di Tradice Odpovědnost Prosperita, in italiano Tradizione, Responsabilità e Prosperità. Forza nata da una scissione dal KDU-ČSL, è la  componente più europeista della destra ceca, favorevole all’introduzione dell‘euro

[6] Partito liberale e regionalista

[7] Partito europeista, a favore della democrazia diretta, della trasparenza, della libertà di informazione, della riforma del diritto d’autore. Si batte contro la corruzione e l’evasione fiscale

[8] Nel 2019, con un rapporto debito-PIL di circa il 29% la Repubblica Ceca era tra i paesi dell’UE con i conti pubblici più solidi. Dopo il Covid il rapporto Debito-PIL si è attestato attorno al 44% e dovrebbe crescere ancora superando il 50% attorno al 2030.

[9] Cfr. tabella 2 inflazione

[10]Per completezza al primo turno delle presidenziali del 2023 Babiš ottenne circa il 35% dei voti

[11] Al parlamento Europeo KDU-ČSL e TOP09 aderiscono al PPE, mentre l’ODS del liberale pro-Occidente Fiala ai Conservatori e Riformisti di Giorgia Meloni

[12] Verdi della Repubblica ceca

[13] Trikolora, Pro e Svobdní

[14] Stačilo, che in ceco letteralmente vuol dire Basta!

[15] Václav Klaus (1941) economista, ministro delle finanze della Cecoslovacchia (1989-1992); primo ministro della parte ceca della Cecoslovacchia nel 1992; primo ministro della Repubblica Ceca (1993-1998) e presidente della Repubblica Ceca (2003-2013)

[16] Miloš Zeman (1944) primo ministro della Repubblica Ceca (1998-2022) e presidente della Repubblica Ceca (2013-2023)

[17] J. SEZEMSKY,Prezident Pavel nechce jmenovat proruské ministry. Podráždil tím Konečnou, ale co Okamura? Reflex, 12 giugno 2025

[18] V. POHANKA, From inflation to identity: what Czechia’s vote says about Babiš, Brussels and the future. Radio Prague International, 25 ottobre 2025

[19] Elezioni parlamentari 1998, 2022, 2006, 2017

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