A cura di Silvia Barbanti
In occasione dell’ottantesimo della Liberazione CESPI, in collaborazione con ACLI, il Decanato di Sesto S. Giovanni, il Presidio per la pace e l’ANPC, ha organizzato il 5 aprile 2025 un incontro pubblico con Rosy Bindi animato da Fabio Pizzul per condividere pensieri e riflessioni a partire dal libro di Giovanni Bianchi Resistenza senza fucile.

L’incontro si colloca
dentro una pluralità di eventi previsti per celebrare l’80° anniversario della Liberazione,
dentro un cartello di Associazioni presenti sul territorio cittadino impegnate nella difesa e cura della Costituzione
dentro una coralità di voci espresse da tanti mondi, compreso il mondo cattolico
dentro il comune desiderio di curare e far crescere ciò che si era conquistato a caro prezzo: libertà, democrazia e pace
dentro il cuore della città vecchia di Sesto in un luogo istituzionale

dentro la storia grazie alla breve visita dei relatori al vicino Istituto di Storia moderna
dentro un clima di solidarietà e familiarità favorito dall’uso di strategie comunicative quali il dialogo, il breve filmato introduttivo, l’accoglienza calorosa di Rosy Bindi, l’assenza di discorsi istituzionali di circostanza in favore di una presenza “discreta” e “in mezzo alla gente”.

Insieme tutti anche ora, come ai tempi della Resistenza, richiamati dal video che, in apertura, riprende Giovanni Bianchi mentre ricorda come la Resistenza nelle grandi città delle fabbriche, come Sesto S. Giovanni, sia stata caratterizzata da una connessione molto stretta tra le brigate che stavano in montagna e la vita quotidiana della gente, da una coscienza che cresceva nella quotidianità delle fabbriche, dal ruolo di iniziativa che hanno avuto le donne negli scioperi, ma anche delle parrocchie. Tutto il popolo si è mosso in senso antifascista: quelli col fucile, quelli senza fucile, quelli con la tonaca, quelli che bestemmiano, le monache, le Aquile Randagie degli Scout, ma anche anche alcuni padroni.
Rosy Bindi, interpellata da Fabio Pizzul, ricchi dell’introduzione di Giovanni Bianchi su “Resistenza senza fucile”, aprono le ali su flash di politica esperienziale condivisa e affacciata sull’emergere civico dell’altra metà del mondo.
