Presidenziali polacche. Vince per un soffio il candidato sovranista Nawrocki

di Salvatore Sinagra (Comitato scientifico, CESPI)

Il primo giugno, al secondo turno delle presidenziali polacche, vince con circa il 50,9% dei voti l’indipendente Karol Nawrocki appoggiato dalla destra “populista” di Diritto e Giustizia, battendo con un margine risicatissimo il sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, appoggiato dalla Coalizione Civica del premier liberale-centrista Donald Tusk. Non è assolutamente un risultato che arriva a sorpresa, sia perché Diritto e Giustizia esprime il Presidente della Repubblica ininterrottamente dal 2015 (quello di Nawrocki è il terzo mandato consecutivo), sia perché i risultati del primo turno del 18 maggio sembravano dare più margini per attrarre elettori di candidati esclusi a Nawrocki che a Trzaskowski. I candidati degli altri partiti dell’area di governo non avevano particolarmente brillato. Szymon Hołownia, il candidato dei centristi di Terza Via, che alle politiche del 2023 avevano ottenuto un sorprendente 14% si era fermato al 5% e Magdalena Biejat la candidata della sinistra di governo di Lewica che pesava oltre l’8,5% alle scorse politiche, si era fermata poco sopra il 4%, pagando la concorrenza di Adrian Zandberg, candidato della sinistra che non vuole l’alleanza con il liberale Tusk che aveva ottenuto quasi il 5%. Il primo turno delle elezioni presidenziali aveva poi segnato due risultati inaspettati di altri due candidati di estrema destra (o potremmo dire di estrema- estrema destra) quello di Confederazione Libertà e Indipendenza, Slawomir Mentzen, che aveva raccolto quasi il 15% e Grzegorz Braun, che a gennaio 2025 aveva guidato una scissione da Confederazione e che aveva raccolto al primo turno oltre il 6%.

La Polonia è una Repubblica Parlamentare. Come sovente accade in molti paesi dell’Europa Centrale e Orientale, Austria e paesi postcomunisti, il presidente è eletto direttamente dal popolo nonostante la forma parlamentare e i candidati presidente spesso corrono da indipendenti[1]. La legge elettorale per la camera è proporzionale, i governi nascono solitamente con accordi post-elettorali.

Da vent’anni, dal 2005, poco dopo l’ingresso della Polonia nell’UE, quando nel giro di pochi mesi la destra nazionalista riuscì a conquistare presidenza della Repubblica e il Governo, le elezioni sono un derby tra la destra nazionalista e clericale di Diritto e Giustizia dei fratelli Kaczyński (Prawo i Sprawiedliwość – PiS) e la destra moderata nata attorno alla Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska; abbreviato in PO) diDonald Tusk. Di fatto Diritto e Giustizia e la Piattaforma Civica sono due partiti successori di una stessa alleanza di destra. Alle elezioni politiche del 2005, quelle che segnarono il tracollo della sinistra, che si ritrovò con un consenso di poco superiore al 10%, sembrava le “due destre” della Piattaforma Civica e di Diritto Giustizia fossero destinate a trovare un accordo. In fondo allora erano due forze conservatrici che si differenziavano sul rapporto con il passato comunista e sul piano dell’europeismo, in questo secondo aspetto poco per la verità, ma avevano punti di contatto. La Piattaforma Civica è più liberale ed europeista, Diritto e Giustizia è molto più clericale e nasce con l’obiettivo di “sanzionare” gli ex comunisti le cui responsabilità non erano state sufficientemente punite nella transizione alla democrazia e al capitalismo e si qualifica come forza più welfarista della Piattaforma civica,[2]. A sorpresa Diritto e Giustizia, nel 2005 strinse un’alleanza con due partiti di estrema destra euroscettica Autodifesa delle Repubblica di Polonia[3]  la Lega delle Famiglie Polacche. Negli anni la Piattaforma Civica di Donald Tusk è diventata sempre più un partito di centro, capace di dialogare perfino con la sinistra agraria del piccolo Partito Popolare e con un pezzo importante di quello che rimane della sinistra socialista.[4]

Contando anche le elezioni del 2005 negli ultimi vent’anni la destra nazionalista di Diritto e Giustizia ha vinto le elezioni politiche tre volte, nel 2005, nel 2015 e nel 2019, come tre volte le ha vinte la destra liberale, nel 2009, nel 2011 e nel 2023, ovviamente con la premessa che in un sistema multipartitico “vincere le elezioni parlamentari” vuol dire trovare un accordo postelettorale per ottenere il premier. Per esempio, alle ultime elezioni politiche la Coalizione Civica di Donald Tusk si fermò al 31%, ben quattro punti sotto Diritto e Giustizia, ma Tusk divenne premier con un accordo con i centristi di Terza Via, un nuovo cartello elettorale che ottenne circa il 14% e la sinistra di Lewica, che portò in dote quasi il 9%. Ben più favorevole alla destra populista è il “saldo” delle presidenziali. Dal 2005 il Diritto e Giustizia ha imposto il suo candidato quattro volte, nel 2005, nel 2015, nel 2020 ed adesso nel 2025, e la Piattaforma Civica una sola volta, nel 2010. Si trattò peraltro di un caso eccezionale; Tusk nel 2007 era diventato premier a seguito del collasso della coalizione populista ed erano anni di euforia economica in Polonia. Nel 2009 il mondo occidentale era piegato dopo il collasso di Lehman Brothers e la Polonia fu l’unico paese europeo[5] a registrare una crescita del PIL.

Alle elezioni del 2025 il PiS ha vinto con un candidato che apparentemente è un Civil Servant, uno storico a capo dal 2021 dell’Istituto Nazionale della Memoria.  In realtà tale istituto ha anche compiti investigativi sui crimini del comunismo ed è coinvolto nella gestione delle lustrazioni, i controversi provvedimenti che in Polonia[6] sono volti a limitare il ruolo degli ex dirigenti comunisti nella vita politica. Nawrocki è un estimatore di Trump ed un conservatore, favorevole agli aiuti militari all’Ucraina ma scettico sulla opportunità di farla aderire alla NATO, ha più volte flirtato con i partiti a destra del PiS molto critici sui costi dell’immigrazione ucraina.

Il candidato del centro-destra liberale, Rafal Trzaskovski, che ha ottenuto anche l’endorsement del centro e della sinistra di governo al secondo turno, è un centrista. Sindaco di Varsavia è tra i fondatori di un piccolo partito dei sindaci alleato di Tusk. Si noti che nel gruppo di Visegrád, dove gli ultraconservatori[7]  in Ungheria e Slovacchia controllano presidenza e governo e in Polonia sono assai competitivi, i sindaci delle grandi città provano a fare rete per dare voce all’anima liberale, moderna ed europeista dall’area. Spesso i sindaci di Varsavia, Praga, Budapest e Bratislava hanno trovato intese sul piano della comunicazione e anche nella vicina Repubblica Ceca esiste un partito dei Sindaci e degli indipendenti. Trzaskovski è moderatamente aperto sui diritti civili e favorevole alle unioni civili. Ha perso due volte il ballottaggio delle presidenziali per un paio di punti nel 2020 e nel 2025.

Il nuovo presidente Nawrocki, come il suo predecessore Duda, verosimilmente aiuterà Diritto e Giustizia, soprattutto tramite l’esercizio del diritto di veto, più aleatorio è usare i risultati del primo turno delle presidenziali del 18 maggio e del secondo turno del primo giugno per fare previsioni per le politiche del 2027. Il paese spaccato a metà, raffigurato dalle mappe elettorali con la Polonia occidentale (e Varsavia e Cracovia) colorate dell’arancio della Piattaforma Civica e con la Polonia orientale colorata del blu di Diritto e Giustizia è una costante almeno dal 2010 e non bisogna dimenticare che soprattutto se le due principali forze politiche saranno appaiate attorno al 30% sarà determinante il consenso dei partiti minori. La Coalizione Civica del premier Donald Tusk, che negli anni è diventato sempre più uno stratega ed un uomo di equilibrio, potrebbe trovarsi nel 2027 ad ottenere più voti dei populisti di Diritto e Giustizia (cosa che alle politiche non accade dal 2011), ma finire all’opposizione a causa del tracollo dei suoi alleati di governo.

Dall’altra parte del campo Diritto e Giustizia non pare più monopolizzare l’area dell’estrema destra. Oggi soffre la concorrenza di Confederazione Libertà Indipendenza, circa il 7% alle politiche del 2019 e del 2013 e 15% nei sondaggi. Una forza che sostanzialmente prova distinguersi da Diritto e Giustizia sui temi sociali per un approccio ancor meno politicamente corretto e sui temi economici per proposte ultraliberiste che ricordano quelle dei Tea Party americani e dell’aregntino Milei. Da anni Confederazione insiste sui costi dell’immigrazione ucraina. Il professor Daniele Stasi[8] definiva in occasione delle politiche 2023 Confederazione Libertà e Indipendenza un partito con proposte eclatanti quali la depenalizzazione della violenza domestica, animato da fascistoidi ai limiti dell’impresentabilità. Si noti che il candidato della confederazione Mentzen ha raccolto quasi il 15% delle preferenze nonostante la scissione fatta da Grzegorz Braun, uno dei politici più controversi del partito, antisemita e filorusso che ha ottenuto oltre il 6% alle presidenziali. Non sono ancora disponibili sondaggi per le politiche 2027 sul partito di Braun. Molto frettolosamente qualcuno ha scritto di una profonda crisi di Diritto e Giustizia, certamente il partito dei fratelli Kaczyński[9], in futuro, se vi sarà un collasso degli alleati di Tusk dovrà cercare un accordo con una forza come Confederazione molto liberista, con un manifesto molto lontano dall’immagine welfarista con cui Diritto e Giustizia vuole presentarsi, ma non pochi elementi potrebbero giocare a favore di un’intesa tra due grandi partiti ultraconservatori: (i) l’emergere di un partito a destra, guidato da Braun, che attrae per esempio i filorussi potrebbe normalizzare Confederazione Libertà e Indipendenza; (ii) Nawrocki potrebbe soprattutto sui temi economici svolgere il ruolo di mediatore; (iii) in passato Diritto e Giustizia ha dialogato (e governato) con forze alla sua destra, quando pur avendo supportato l’adesione della Polonia alla UE, tra il 2005 ed il 2007, ha fatto un governo con partiti che sostanzialmente o formalmente si opponevano all’adesione all’UE; quando tra il 2015 ed il 2023 nei governi a guida Diritto e Giustizia il più intransigente nei confronti di Bruxelles sembrava il ministro della difesa Zbigniew Ziobro, del piccolo partito Polonia Solidale;  quando Jarosław Kaczyński coltivava i rapporti con estremisti del mondo cattolico come la galassia di Radio Maryja[10] mentre il fratello Lech si presentava come più moderato. Meno probabile pare che alle elezioni 2027, a seguito di una crescita significativa di partiti a destra di Diritto e Giustizia, si arrivi ad un “governo di larghe intese” tra Diritto e Giustizia e la Piattaforma Civica: sia perché ormai la vera discriminante della politica polacca non è la frattura liberal-progressisti/conservatori ma il modo di porsi nei confronti di Bruxelles e in generale verso i valori occidentali, sia per i tanti attacchi subiti da Tusk. In queste elezioni sembra quasi l’estrema-estrema destra della Confederazione e l’estrema-estrema-estrema destra di Grzegorz Braun abbiano fatto degli ultraconservatori e clericali di Diritto e Giustizia il nuovo centro politico della Polonia.

In conclusione, queste elezioni polacche ci dicono tre cose. Primo le presidenziali si confermano elezioni difficili per i liberali ed i progressisti. Secondo non basta in Polonia un solo partito ultraconservatore come Diritto e Giustizia, pare esista sempre qualcuno che chieda posizioni più nette contro i migranti, l’UE e lo Stato di Diritto. Terzo la Polonia rimane spaccata a metà, il liberale Tusk per restare premier dovrà lavorare con grande equilibrio ad alleanze e sperare anche nel successo dei suoi alleati. Il suo destino non dipende solo da lui.


[1] Sono indipendenti il presidente della Repubblica ceca Petr Pavel, quello della Bulgaria Rumen Radev, quello della Romania Nicoşur Dan

[2] Diritto e Giustizia punta molto sugli aiuti economici alle famiglie con figli e si è opposto ad alcune riforme molto liberiste come l’introduzione della Flat tax, parla agli sconfitti della transizione, ma in generale è possibile affermare che il suo approccio all’economia rimane “workfarista” e non “welfarista”. La pressione fiscale e la spesa pubblica hanno in Polonia un’incidenza sul PIL paragonabile a quella degli altri paesi di Visegrád, il mercato del lavoro è molto flessibile, il sistema è orientato al convincimento che la povertà si combatte con la piena occupazione e la piena occupazione si raggiunge con l’equilibrio nel mercato del lavoro e quindi con la flessibilità. Il profilo economico della Polonia cambiato veramente poco negli anni del governo del PiS

[3] Che in realtà si qualificava come partito ruralista e populista/nazionalista di sinistra

[4] Lewica, che ha ottenuto circa il 9% alle elezioni politiche del 2023 e i sondaggi accreditano al 7% dopo una scissione organizzata da coloro che si opponevano all’appoggio al governo Tusk

[5] Ad eccezione dell’Albania, Fonte IMF data mapper

[6] E in altri paesi postcomunisti dell’Europa Orientale

[7] Il premier Slovacco Fico si dichiara di sinistra. Fino al 2023 il suo SMER è stato nel Partito del Socialismo Europeo ma la letteratura da lungo tempo definisce lo SMER un partito conservatore (V. BILCIK-J. BUZALKA, Poland, in life in post-communist Eastern Europe after EU membership. Routledge 2012) e Robert Fico in Slovacchia soprattutto durante la crisi dei migranti del 2015 e con il COVID19 e l’invasione dell’Ucraina ha riempito lo spazio politico che in Ungheria è di Orbán e in Austria dell’estrema destra dell’FPÖ

[8] Docente di Storia del Pensiero Politico all’Università di Foggia e docente a Varsavia. Tra le sue pubblicazioni: Le origini del nazionalismo in Polonia, Francoangeli (2018), “Polonia restituta”. Nazionalismo e riconquista della sovranità polacca, Il Mulino (2022).

[9] Jarosław capo politico del partito e primo ministro tra il 2006 ed il 2007 e Lech presidente della Repubblica dal 2005 al 2010 fino alla sua morte in un incidente aereo

[10] Emittente radiofonica polacca fondata dal presbitero Tadeusz Rydzyk. Vicina alla Lega delle Famiglie Polacche e Diritto è Giustizia, ha spesso sostenuto posizioni anti.UE, xenofobe, antisemite