di Salvatore Sinagra (Comitato Scientifico, CESPI)

L’8 e 9 ottobre scorso hanno avuto luogo le elezioni politiche nella Repubblica Ceca. I risultati sono stati i seguenti:

  • La coalizione di destra SPOLU che unisce il Partito Civico Democratico (Conservatori e Riformisti Europei), i cristiano-democratici di KDU-ČSL ed i liberal-conservatori di TOP09, (entrambi Partito Popolare Europeo) ha ottenuto il 27,8% dei voti
  • ANO (ALDE -liberali europei) partito del miliardario e premier uscente Babiš, che combina elementi della prima Forza Italia e del primo Movimento5Stelle ha ottenuto il 27,1% dei voti
  • Il Partito dei Pirati (in palamento europeo nel gruppo dei verdi), in coalizione con il partito dei sindaci e degli indipendenti (Partito Popolare Europeo) ha ottenuto il 15,6% dei voti
  • Il partito di estrema destra Libertà e Democrazia Diretta ha ottenuto il 9,6% dei voti
  • Rimangono fuori dal parlamento Přisaha, il neocostituito partito anticorruzione, e per la prima volta nella storia le due tradizionali forze di sinistra della Repubblica Ceca, i comunisti ed i socialdemocratici; tutte di pochissimo sotto la soglia di sbarramento del 5%.

In parlamento accedono nel complesso 7 partiti.

I risultati sono assai distanti dai sondaggi delle ultime settimane che davano ANO saldamente in testa con circa il 25%, SPOLU attorno al 20% ed i pirati un paio di punti sotto.

Le elezioni sono state un referendum sul premier uscente Babiš, al centro di continui scandali e processi, fautore di una politica economica centrista, della linea dura sui migranti e di un euroscetticismo, moderato nel panorama politico ceco, consistente nel rifiuto della moneta unica.

I leader di SPOLU e dell’alleanza tra i Pirati ed i Sindaci, nel gergo dei detrattori di Babiš, le due “coalizioni democratiche”, hanno salutato con favore l’esito del voto ed hanno siglato sabato un memorandum che li impegna a non collaborare con Babiš. Chiedono al Presidente della Repubblica di conferire al leader dell’ODS Fiala il mandato a formare un nuovo governo.  Babiš da parte sua ha riconosciuto la sconfitta ma ha tuttavia affermato che se il Presidente della Repubblica gli conferirà l’incarico di formare un nuovo governo proverà a cercare una maggioranza. Si ricordi che Zeman già all’inizio di quest’anno aveva affermato avrebbe conferito l’incarico di formare un nuovo governo non al leader della coalizione più votata ma a quello del partito più votato.

Le elezioni si concludono quindi con una sconfitta per Babiš, non tanto per i due punti e mezzo e i sei parlamentari persi rispetto al 2017 o perché i suoi avversari di SPOLU hanno ottenuto mezzo punto in più alle elezioni, ma perché il magnate ceco non ha più modo di trovare 101 parlamentari, oltre la metà dei membri della camera bassa, che votino un suo governo o almeno si astengano.

La stampa internazionale e ceca enfatizzano che il nuovo parlamento “stabilizza” la Cechia nell’Europa occidentale, tuttavia è oggi difficile affermare se il prossimo governo sarà meno euroscettico di quello uscente. Il probabile prossimo premier Fiala è espressione di un partito tra i più euroscettici d’Europa, eppure sarà verosimilmente ingabbiato dai suoi partner di coalizione più europeisti di lui.

I Pirati ottengono un discreto risultato di coalizione ma eleggono solo 4 deputati. Mai a Praga c’è stato un parlamento così a destra, 196 deputati sono espressione di forze conservatrici, popolari o di estrema destra. L’unico esito positivo per i progressisti è che la retorica anti immigrati e tendente al sovranismo di Babiš ha depotenziato i partiti di estrema destra che oggi sembrano irrilevanti (SPD) o sono esclusi dal parlamento (Trikolora).

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